Fitoterapia

Fitoterapia

Ciò che viene definito con il nome di Fitoterapia, dal greco phytón (pianta) e therapéia (cura), è l’uso di piante medicinali, o derivati d’esse, usate per mantenere il benessere psicofisico la cui attività farmacologica è in grado di prevenire o curare malattie. Il termine Fitoterapia si deve al medico francese Henri Leclerc che lo cominciò ad utilizzare dal 1927.

La Fitoterapia fa parte della medicina scientifica e oggi ci permette di intervenire in modo molto utile sia su aspetti di prevenzione che di cura di numerose malattie con una minor incidenza di effetti collaterali. Spesso si sente etichettare la Fitoterapia, come anche altre discipline, con il termine di “non convenzionale o alternativa”, mentre le sue radici affondano nella tradizione, esperienza e cultura popolare: da sempre l’uomo ha utilizzato le piante per curarsi. Inoltre, a mio parere, non esiste la medicina alternativa, ma la medicina integrata. L’una non esclude l’altra. Con il supporto poi della farmacologia e della fitochimica si è riusciti ad analizzare e comprendere meglio il modo d’azione del fitocomplesso. All’interno della pianta non vi è un unico principio attivo, ma un insieme di sostanze, alcune anche inattive, che concorrono nel loro insieme a dare l’effetto terapeutico finale. Circa il 25% del totale dei farmaci è di origine vegetale: il fitoterapico, come il farmaco di sintesi, agisce sull’organismo grazie alle sostanze chimiche che contiene. La pianta si può considerare come un concentrato di naturale di sostanze chimiche.

 

Rimedi fitoterapici e consulenza fitoterapica

I rimedi fitoterapici, come le tinture madri, sono molto utili ed efficaci, ma è necessario saperli utilizzare. Non possono essere presi senza il consiglio di un esperto, sia esso medico, farmacista o erborista. Possono avere qualche piccola controindicazione o generare interazioni con i farmaci assunti in quello specifico momento. Per questi e altri motivi è bene escludere la possibilità di automedicarsi: il “fai da te” è assolutamente sconsigliato.

Il mio percorso di farmacista e i successivi approfondimenti e studi nel campo della fitoterapia e dei rimedi naturali fa sì che io metta a tua disposizione uno sguardo completo e ampio, volto esclusivamente a ritrovare il tuo benessere fisico, psicologico ed emotivo, senza per questo “improvvisare” cure o percorsi di crescita, ma seguendo sempre con rigore i precetti della disciplina e delle persone che l’hanno fatta grande.

Senti di aver bisogno di maggiori informazioni? Scrivimi, sarò felice di ascoltarti e consigliarti per il meglio.

 

Guida alle principali tinture madri

Fitoterapia e Omeopatia: qual è la differenza? La Fitoterapia prevede l’utilizzo di piante medicinali assunte sotto forma di tinture madri, gocce da diluire in acqua, tisane o estratti secchi, in capsule o compresse, sciroppi, ovuli, creme o gel che, contenendo sostanze chimiche di origine vegetale dotate di attività terapeutica, aiutano a prevenire o curare malattie.

Il termine Omeopatia deriva dal greco ὅμοιος (simile) e πάθος (malattia) e già da queste parole si può cominciare ad avere un’idea dei principi su cui si basi. Padre dell’omeopatia fu il medico tedesco Dr. Hahnemann che a fine del 1700 affermava che per curare un individuo ammalato bisogna somministrargli una precisa e specifica sostanza, che, usata in dosi ponderali nell’uomo sano, è capace di generare su questo gli stessi sintomi, transitori, ma ben definiti, della malattia in esame. Cioè, in omeopatia, non si cura la malattia con sostanze che ne contrastino i sintomi, ma con sostanze che su soggetti sani generino gli stessi sintomi. Ad esempio, se si viene punti da un’ape il rimedio da scegliere sarà Apis mellifica cioè il veleno d’ape, la stessa sostanza che ha procurato la reazione ed in quantità sempre più piccole fino ad arrivare a dosi minime.

Si tratta di quantità infinitesimali definite da un numero seguito da CH, che sta per centesimale, o DH, decimale, riportato dopo il nome del rimedio). I rimedi omeopatici hanno origine nei tre regni della Natura: animale, minerale e vegetale. Le forme più usate sono granuli, globuli, granulati, sciroppi, supposte. Si parte dalla tintura madre che poi viene diluita e dinamizzata.

La diluizione della Tintura Madre può essere principalmente decimale DH o centesimale CH. La diluizione decimale fu introdotta da Hering e prevede la diluizione di 1 parte di Tintura Madre con 9 di solvente, mentre la centesimale è la diluizione più classica dell’omeopatia introdotta da Hahnemann in cui 1 parte di Tintura Madre viene diluita in 99 parti di solvente. Infine, dopo ogni diluizione, la soluzione ottenuta è sottoposta a forte scuotimento: nelle norme classiche sono 100 colpi dall’alto in basso con movimenti netti e veloci. La dinamizzazione, dal greco Dynamis cioè forza, energia, potenza. È quindi il processo che ha come scopo quello di sprigionare la qualità e la potenzialità energetica del rimedio omeopatico.

 

Qual è l’aiuto offerto dalla fitoterapia

Il campo di applicazione della fitoterapia è molto vasto. Con le dovute conoscenze professionali si può consigliare in ogni fascia di età partendo da quella dei più piccoli, oltre i due anni di età, fino a quella delle persone più anziane.

Dal punto di vista pratico ed esperienziale si lavora molto bene in caso di:

  • allergie, sia in prevenzione che cura
  • patologie recidivanti delle prime vie aeree come raffreddore, tosse, laringiti, sinusiti, otiti, influenza
  • aiuta in caso di aritmie cardiache, insufficienza venosa o emorragie
  • stitichezza, gastrite, colite, colon irritabile
  • afte, gengiviti
  • emorroidi e ragadi
  • cistiti, ipertrofia prostatica, diuresi
  • vaginiti, candidosi
  • artrosi, distorsioni, osteoporosi
  • dislipidemie, detossificazione epatica, obesità
  • psoriasi, orticaria, acne, herpes, micosi
  • disturbi del sonno come insonnia, ansia, depressioni, cefalea, vertigini
  • in oncologia come medicina integrata

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Curarsi con le erbe officinali: cosa sono, come usarle in fitoterapia

Da millenni le piante e le erbe sono usate dall’uomo per curarsi: nel 2800 a.C. In Cina venne scritto il Pen–Tsao, il primo grande erbario cinese contenente 237 preparazioni di erbe, tra cui già si annoverano l’Efedra ed il Ginseng. In India, nel 2500 a.C. il più antico testo sacro indù descrive 67 erbe della medicina ayurvedica. I Sumeri utilizzavano Papavero, Mirra e molte altre piante medicinali già nel 2100 a.C., mentre il popolo egizio nel Papiro di Erbs (1550 a.C.) cita 500 erbe e dimostra di essere capace di di distillare gli oli essenziali dalle piante aromatiche i quali erano largamente impiegati sia durante le liturgie religiose che per uso cosmetico, terapeutico e per la mummificazione.

Risalgono all’Italia i primi reperti di un fungo che presentava attività antibiotica ritrovati con la mummia di Otzi, o uomo di Similaun risalenti al 3300 a.C.

Si può continuare questo excursus sino ai giorni nostri per testimoniare il costante uso delle piante medicinali nel corso dei secoli da parte delle civiltà umana. Svariati sono i nomi di personaggi legati alla fitoterapia da Ippocrate, medico greco, a Galeno, il medico più noto di Roma al quale dobbiamo l’espressione “preparato galenico” che indica una preparazione farmaceutica formata da sostanze di origine naturale atta a curare determinate malattie.

A Paracelso, medico svizzero del 1500 d.C., si deve “la Dottrina delle Signature”: osservando l’aspetto della pianta cioè la sua forma, colore, il numero di petali del fiore si comprende per quale malattia sia più appropriato il suo utilizzo. Nel caso della fitoterapia si parla di fitocomplesso, ma l’approccio rimane sempre basato sulla chimica della pianta. La Dottrina delle Signature invece va oltre questo confine, può esser considerata come un’arte, per mezzo della quale, si è in grado di riconoscere le proprietà curative della pianta. Le piante, similmente agli uomini, si innalzano tra la terra ed il cielo, ma in modo polare ed opposto; un esempio ne sono i rispettivi organi riproduttivi: nelle piante sono rivolti al cielo, mentre nell’uomo sono rivolti verso terra. Dall’inizio della loro esistenza sulla Terra le piante sono opposte e complementari all’uomo anche nel creare e distruggere la materia tramite il processo respiratorio e metabolico di ossigeno ed anidride carbonica.

Tuttavia uomini e piante si sono evoluti a stretto contatto e se nell’uomo, in alto, verso il cielo, si trova la testa, nelle piante vi è il fiore. Il mondo delle piante è costellato di guaritrici: solamente loro sulla Terra sono capaci di generare la vita partendo dalla materia inorganica e dalla luce del sole. Proprio per questo hanno la peculiarità di rivitalizzare l’energia sia del corpo fisico, che di quelli più sottili, indeboliti dalla malattia e non più in equilibrio. Questa dottrina è strettamente collegata alla dottrina delle corrispondenze, secondo la quale, i rimedi vengono aperti ed orientati, cioè resi completamente assimilabili dall’organismo e sono in corrispondenza energetica e cosmologica con gli organi da trattare.

Qualche esempio che concerne il Regno Vegetale è dato dall’Alchechengi che, tenendo il suo frutto nascosto nella tasca, serve a curare le malattie della vescica; dai fiori di Fiordaliso che assomigliano all’occhio e curano la congiuntivite; a causa del loro succo bianco latteo, le euforbie, che favoriscono la lattazione nelle puerpere; le corolle delle campanule che alleviano gole irritate e liberano le vie respiratorie; l’edera che avvolge gli alberi dei nostri boschi e, per analogia, funziona come un dimagrante; dal noce il cui seme presenta due gherigli, sovrapposti in un reciproco rispecchiamento, a simboleggiare i due emisferi del cervello fisico ed il mallo, che funge da protettore li ricopre.

Furono poi due medici francesi della seconda metà del 1900, Valnet e Leclerc, che divulgarono la fitoterapia in Europa. A Valnet si devono i primi corsi in cui si insegnava la fitoterapia mentre a Leclerc la creazione del termine Phytotherapie nel 1927.

 

Che cosa sono le piante officinali

Una precisazione per chiarezza. Per pianta officinale si intende una pianta i cui componenti chimici possono essere utilizzati dalle industrie farmaceutiche, cosmetiche, alimentari, mentre per pianta medicinale si intende, secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) “ogni vegetale che contiene, in uno o più dei suoi organi, sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o preventivi, o che sono precursori di emisintesi chemio-farmaceutiche” cioè sostanze chimiche che presentano proprietà farmacologiche e che vengono utilizzate dalle officine farmaceutiche o erboristiche.

Come si classificano le piante? Il nome comune della pianta Salice, Liquirizia… non è sufficiente a definirla. La botanica è la disciplina che insegna a riconoscere e classificare le piante in base alla loro morfologia. Fu il naturalista Carlo Linneo nel 1700 che creò il primo sistema identificativo delle specie botaniche. Il nome botanico di ogni pianta è formato da genere e specie, in latino, seguito sempre dalle iniziali dell’Autore che per primo l’ha identificata:

  • Salice – Salix alba L
  • Liquirizia – Glycyrrhiza glabra L

Ad esempio il nome generico Ginseng si può riferire a:

  • Ginseng coreano – Panax Ginseng C.A. Meyer
  • Ginseng indiano – Whitania somnifera Dunal
  • Ginseng siberiano – Eleutherococcus senticosus Maxim

Si vede come il nome generico sia comune a piante diverse non solo per specie, ma anche per genere.

Quali sono le discipline che permettono di studiare e conoscedre le piante dal punto di vista chimico e farmacologico?

La botanica farmaceutica permette invece di comprendere la presenza e distribuzione dei numerosi costituenti chimici nella pianta, in quale sua parte vengano prodotti e come si modifichino nel tempo. Mentre tramite la fitochimica ci studiano le definizioni delle strutture chimiche e la biosintesi di ciascuna molecola presente nella pianta. Infine per mezzo della Farmacognosia si studiano e riconoscono le droghe vegetali, cioè le parti vegetali utilizzate a scopo farmacologico.

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